giovedì 14 aprile 2016

SETTE SPESE PER SETTE TRIVELLE

A me questo referendum non piace.
Non puzza solo di petrolio ma - quel che è peggio - di giochi di forza politici.
Un braccio di ferro che ci costerà centinaia di milioni per quasi nulla, come se dalla restante vita di poche trivelle, che estraggono principalmente gas, dipendesse il futuro dell'universo.
A parte l'opera dei soliti imbecilli che spargono notizie esageratamente allarmistiche e false, tutte le parti riconoscono la scarsa rilevanza dei termini su cui si discute.
Gli impianti italiani sono i meno inquinanti, mentre il mediterraneo è pieno di ferraglia arrugginita che pompa petrolio da altri paesi che dell'inquinamento se ne fregano.
Chiudere i pozzi italiani vuol dire comprare lo stesso petrolio e lo stesso gas da altre nazioni che sporcano di più, con maggiore esborso economico e quindi prezzi al dettaglio maggiori.
Tutto questo, mandando a casa centinaia o migliaia di persone, in un momento in cui sappiamo tutti cosa voglia dire perdere il lavoro.
Io non sarò complice di chi gioca alla guerra sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie.


1 commento:

Paolo Falcioni ha detto...

Che sia un gioco politico è lampante, questo è un referendum voluto da nove regioni di cui sette a guida pd. In pratica è una faida interna. Credo non ci sia niente da aggiungere.
Sul peso dei referendum, alla luce di quanto successo nei precedenti, conosciamo bene il comportamento dei governi a fare comunque sempre ciò che gli pare. Anzi no, mi correggo, quello che pare alle lobby.